La Polveriera nasce il 15 maggio 1501, giorno dell’entrata in vigore del contratto di appalto delle miniere di allume, concluso tra la Reverenda Camera Apostolica ed il banchiere senese Agostino Chigi “Il Magnifico”: quest’ultimo, infatti, ordinò lo spostamento di tutta il complesso per la lavorazione dell’allume dalla località La Bianca, nella vallata compresa tra i monti "Faggeto", "Maggiore", "Elceto" e "Roncone".
Con una mentalità largamente in anticipo rispetto ai suoi tempi, il Chigi fece in modo che gli operai fossero alloggiati nelle immediate vicinanze del posto di lavoro, in abitazioni confortevoli: una simile iniziativa, che costituisce uno dei primi esempi di edilizia popolare per i dipendenti di una azienda, determinò la nascita del nuovo villaggio, chiamato inizialmente Monte Roncone e, poco dopo, Allumiere, proprio in corrispondenza del punto in cui oggi sorge la Contrada Polveriera.
Nel 1505 il Papa Giulio II (al secolo Giuliano della Rovere) volle visitare le cave, che costituivano una delle fonti di maggior ricchezza per le casse dello Stato Pontificio: il giorno 7 ottobre arrivò ad Allumiere “a dorso di mulo”, accolto dai minatori con grandi festeggiamenti, e nell’occasione inaugurò solennemente il nuovo insediamento.Proprio le numerose presenze dei Papi testimoniano l’importanza di quella che è stata definita non solo la “più grande impresa mineraria d’Europa nel XVI sec.”, ma una delle “più grandi società industriali dell’epoca”: dopo Giulio II, infatti, vennero in visita al complesso minerario Pio IV (1561), Pio V (1571) e Gregorio XIII (1573).
Fu quest’ultimo papa ad avvertire la necessità di far edificare il “Palazzo Camerale” (1580), ove potessero soggiornare le molte personalità che, di frequente, visitavano Allumiere.
Tra le prime opere realizzate durante l’appalto Chigi vi fu la costruzione, nella zona ancora oggi chiamata Belvedere, della torre dellapolveriera, in cui custodire le polveri indispensabili per estrarre l’allume e dalla quale la Contrada ha preso il nome.Il deposito venne sistemato sopra la grande cava del “Laghetto”, quando ancora non esisteva quel vuoto, causato dal progredire dello scavo sottostante, che nel 1804 ne consigliò lo spostamento, in modo da allontanare il pericolo di un crollo e, conseguentemente, di un’esplosione nel centro abitato. Dell’ormai fatiscente torre se ne progettò la trasformazione in Mola a vento, per la lavorazione del grano: nonostante l’abbandono dell’idea in fase di realizzazione, il Mulino è rimasto il simbolo della Polveriera.
Anche la scelta dei due colori sociali, il rosso ed il blu, è strettamente collegata alla importanza dell’allume per l’economia del secolo XVI, vero e proprio oro bianco del periodo. Questo prezioso minerale veniva utilizzato principalmente nel trattamento preliminare alla tintura delle stoffe (detto mordenzatura), poiché il bagno d’allume determinava l’adesione delle sostanze coloranti ai tessuti. La destinazione principale del minerale estratto sui nostri monti erano le Fiandre, regione del Belgio in cui si trovavano i più rinomati tintori del periodo, distinti in “Tintori di rosso” (“Teinturiers de bouillon”), che peraltro tingevano anche in altre sfumature di colori e “Tintori in blu” (“Teinturies en bleu”): una simile distinzione, legata al fatto che i primi praticavano la mordenzatura, al contrario dei secondi, è stata tenuta presente al momento di decidere i colori da abbinare alla Polveriera.
La patrona della contrada è S. Barbara (4 dicembre), protettrice dei minatori e di tutti coloro che lavorano con il fuoco, gli esplosivi e le polveri da sparo.